E adesso che siamo qui?

Siamo partiti.

Abbiamo preparato la valigia, forse mettendoci dentro molto più di quello che ci sarebbe servito.

Abbiamo scelto una direzione e percorso la distanza che ci separava dalla meta. A volte velocemente, altre concedendoci una deviazione, una sosta, qualcosa che non avevamo programmato.

E poi, finalmente, siamo arrivati. Siamo qui, proprio nel luogo verso cui stavamo andando.

Dovrebbe essere semplice, adesso. E invece forse è proprio qui che comincia la parte che non avevamo previsto.

Perché arrivare in un posto significa smettere di immaginarlo.

Finché qualcosa è davanti a noi possiamo costruirlo come vogliamo. Possiamo pensare a come sarà, a come staremo, a quello che faremo, alle persone che saranno con noi, a come ci sentiremo quando finalmente saremo lì. Possiamo desiderarlo, programmarlo, aspettarlo.

Poi arriviamo.

E quello che troviamo non sempre assomiglia a quello che avevamo immaginato.

Forse siamo stanchi, forse qualcuno non si comporta come speravamo, forse qualcosa che doveva esserci non c'è. O forse siamo noi a non sentirci come pensavamo che ci saremmo sentiti.

E allora può succedere una cosa strana.

Pur essendo arrivati, ricominciamo immediatamente a guardare altrove: a quello che manca, a quello che sarebbe potuto essere, a quello che avremmo voluto, a quello che faremo dopo.

Come se desiderare, programmare, aspettare qualcosa fosse, in fondo, più semplice che incontrare ciò che abbiamo davanti. Perché quello che desideriamo possiamo ancora cambiarlo. Quello che c'è, no.

Quello che c'è ci chiede di farci i conti.

E forse è per questo che possiamo attraversare centinaia di chilometri, aspettare mesi o anni qualcosa e, una volta arrivati, comportarci quasi come se non fossimo mai partiti davvero.

Continuiamo a stare tra un prima e un dopo. Guardiamo indietro a quello che avrebbe dovuto essere e avanti verso quello che potrebbe ancora diventare. E nel frattempo ciò per cui abbiamo fatto tutta quella strada sta accadendo, magari in una forma completamente diversa da quella che avevamo previsto.

Ed è proprio questo che sto iniziando a trovare interessante.

Perché ciò che troviamo all'arrivo non deve necessariamente essere peggiore solo perché è diverso. Potrebbe essere molto di più. Non necessariamente più bello, ma più vero.

Potrebbe esserci qualcosa che non avevamo pensato di desiderare: una conversazione che non avevamo programmato, una persona che non pensavamo di incontrare, una parte di noi che non avevamo previsto sarebbe arrivata fin lì.

Durante questo mio viaggio, per esempio, una sera sono andata a vedere uno spettacolo di fuoco. Ero lì semplicemente per guardare, ma a un certo punto sono stata scelta tra il pubblico e mi sono ritrovata a farne parte. È stato bello, divertente e mi ha permesso di dare spazio a quella parte di me che ama esprimersi di fronte a un pubblico. Non era qualcosa che avevo programmato o immaginato eppure, oggi, è uno dei momenti che ricordo con più piacere. Forse anche perché, in quel momento, non ho pensato davvero a nulla. Mi sono semplicemente divertita.

Oppure potremmo scoprire che quel posto che avevamo desiderato così tanto non ci piace affatto. Che la persona che siamo diventati durante il viaggio non desidera più ciò che desiderava quando era partita. Che abbiamo fatto tutta quella strada per arrivare da qualche parte e scoprire che non vogliamo restarci.

E allora? È stato inutile partire?

Non credo.

Forse abbiamo semplicemente l'abitudine di misurare il viaggio sulla capacità della realtà di mantenere le promesse che noi avevamo fatto al suo posto.

Avevamo deciso come sarebbe stato l'arrivo prima ancora di arrivare e, quando la realtà non rispetta il copione, rischiamo di considerarla una delusione invece di guardare che cosa abbiamo realmente davanti.

Non so quanto sia facile farlo, perché significa rinunciare, almeno un po', alla storia che avevamo scritto. E quella storia ci aveva accompagnati per tutto il viaggio, forse ci aveva persino dato la forza di partire.

Ma adesso siamo qui.

E continuare a confrontare questo luogo con quello che avevamo immaginato rischia di impedirci di scoprire dove siamo arrivati davvero.

Forse è questa la domanda che mi porto dietro in questi giorni. Non se sono capace di godermi il momento, non se sono abbastanza presente e nemmeno se sono arrivata nel posto giusto.

Mi chiedo qualcosa di diverso:

adesso che sono qui, sono disposta a vedere cosa c'è?

Anche se non è quello che volevo, anche se non corrisponde a quello che avevo immaginato, anche se mi costringe a cambiare idea.

Perché forse possiamo fare tutta la strada, arrivare esattamente dove volevamo arrivare e continuare comunque a guardare altrove: dietro di noi, davanti a noi, verso ciò che manca. E non vedere che proprio qui potrebbe esserci qualcosa che non avevamo nemmeno saputo desiderare.

Io sono qui e, almeno per un po', voglio provare a vedere cosa c'è, senza decidere subito se è meglio o peggio di ciò che avevo immaginato.

Magari è semplicemente diverso.

E magari, proprio per questo, può ancora sorprendermi.

La Cassetta della posta della Casa rimane aperta. Se anche tu sei arrivato da qualche parte e hai trovato qualcosa di diverso da ciò che aspettavi, puoi raccontarmelo.

Non necessariamente una delusione. Anche una sorpresa, qualcosa che non avevi previsto semplicemente perché, prima di arrivare, non potevi ancora conoscerlo.

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